I poeti dimenticati

Pubblicato da nicolò di federico il

“Perché tu mi dici: poeta?
Io non sono un poeta.
Io non sono che un piccolo fanciullo che piange.”
-Sergio Corazzini

Troppo spesso si considera il movimento poetico del Crepuscolarismo come “Inferiore” o “non nobile” quanto altre scuole, decisamente più popolari: è il caso dell’Estetismo Dannunziano che continua tutt’oggi a mietere adoratori; dell’Ermetismo Ungarettiano col suo effetto potente e toccante che infiamma le emozioni del lettore; o ancora della poesia dialettale, tornata in voga prima nel Dopoguerra e poi ancora in questi ultimi anni perché semplice, comprensibile, adatta a tutti.

E allora perché la poesia crepuscolare è considerata un fratello minore, quasi un “errore” dimenticato, nonostante abbia riscosso buona fama nella storia della critica letteraria italiana?


Semplice.


I Crepuscolari erano assolutamente intrattabili: antiborghesi, antipositivisti, antirazionalisti, antiumanisti.
Antipoeti, soprattutto. 
Come si potrebbe imitare, adorare l’opera di qualcuno che non ha voluto altro che urlarci, o meglio bisbigliare, il suo rifiuto, il suo disagio?

(Alla “Casa”)
s’avvenga che ripensi le tue diserte soglie,
il tuo muto giardino, la terra non rimossa
da tempo grande, come la terra d’una fossa,
la fossa ch’ogni mia dolce speranza accoglie
-Sergio Corazzini

Sergio Corazzini, romano, considerato ideatore del movimento, morì appena ventenne per una malattia polmonare nel 1907.


Qual era il suo messaggio?


Il suo messaggio era che ogni certezza, ogni potenza e ogni spirito era ormai crollato, estinto, tramontato.


E, appunto, perché il nome Crepuscolarismo?


Perché questi (Corazzini, Gozzano, Govoni, Martini, Palazzeschi, Oxilia) sostenevano che la poesia italiana fosse giunta al suo crepuscolo, dopo l’alba (Dante, Petrarca), il mezzogiorno (Ariosto, Tasso), il pomeriggio (Parini, Alfieri, Goldoni) e il vespro (Foscolo, Manzoni, Leopardi).

“Io che passeggio sul puritanismo
a torso nudo come un gladiatore,
che sputo su Loyola con furore
e prendo a calci l’indeterminismo,
io che il metodo aborro e il sillogismo
e il fato greco e il mistico fervore,
io che son sperma e mani e occhi e creta
ma che non son poeta,
io sono triste.”
-Nino Oxilia

Figli, o meglio orfani, di una cultura spenta, i crepuscolari erano “poeti del rifiuto”. Rifiutavano la vita, rifiutavano la vitalità, rifiutavano la poesia addirittura; ma il loro non era un rifiuto aggressivo, non era un atto di guerra, nemmeno un atto di resa, ma una dissociazione da questo mondo che non rispecchia più né l’arte, né la bellezza, né la vita stessa.

Il regista ligure Nino Oxilia, all’inizio della sua carriera, si dedicò a un interessantissimo esperimento di cinema crepuscolare culminato nei suoi tre film “Rapsodia Satanica” (realizzato da un’ensemble di artisti crepuscolari), “Sangue Blu” e “Il Focolare Domestico”.
L’esperienza crepuscolare è stata molto importante e come sempre avviene dopo l’evoluzione di un’importante ideologia, questa si ramifica in altri sottogeneri: il regista Nino Oxilia si avvicinerà ad un fervente nazionalismo; Corrado Govoni farà sfociare il suo particolare crepuscolarismo de “Le Fiale”, fatto non di piccoli rifiuti borghesi ma di adornamenti liberty espressivamente vicini al surrealismo, nel futurismo; Fausto Maria Martini troverà invece la soluzione alla sua sofferenza in un crepuscolarismo “montanaro”, quasi pastorale, con grossi prestiti dalla filosofia francescana nella sua opera “Poesie Provinciali” e “Panem Nostrum”.

“La casina si specchia in un laghetto, pieno d’iris, da l’onde di crespone, 
Tutta chiusa nel serico castone
d’un giardino fragrante di mughetto.
Il cielo dentro l’acque un aspetto
assume di maiolica lampone; 
e l’alba esprime un’incoronazione
di rose mattinali dal suo letto.
Sul limitare siede una musmè  trapuntando d’insetti un paravento 
E d’una qualche rara calcedonia: 
vicino, tra le lacche ed i netzkè,
rosseggia sul polito pavimento, 
in un vaso giallastro una peonia”.
-Corrado Govoni

Menti talmente complesse, idee tanto trasgressive del senso e del gusto comune, come possono trovare la stessa popolarità dell’Ermetismo d’effetto, della poesia dialettale buona da recitare in un’osteria e dell’estetismo suadente e lascivo buono da sussurrare all’orecchio di una donna?
Come possono i crepuscolari, fieri del loro sdegnato rifugio “oltre la vita”, nel sonno, i crepuscolari disinteressati a qualsiasi brama, a qualsiasi sogno di gloria, incorruttibili e mai compromessi con nessuna moda, essere popolari quanto gli altri?
Forse questo erano i crepuscolari: geni scomodi, geni intollerabili.
Forse geni, ma di certo non poeti.
A loro dire.

Le immagini sono prese da internet e dunque da considerarsi di pubblico dominio. Se l’autore avrà da ridire, non avrà che da contattarci e le sue opere saranno rimosse


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