Orwell, 1984: Romanzo del Novecento

Pubblicato da nicolò di federico il

1984 Orwell

Orwell, 1984: Romanzo del Novecento

1984, capolavoro di George Orwell, lo abbiamo chiamato “Romanzo del Novecento” non per sensazionalismo, ma perché lo è in tutto.

Scritto nel 1948 (il titolo deriva dell’inversione degli ultimi due numeri), in 1984 Orwell descrive in maniera distopica il futuro, affidato alle mani dei totalitarismi.

Ispirazione del romanzo è il regime stalinista sovietico, come dallo stesso Orwell confermato e come evinto da diversi particolari, come le gigantografie del Grande Fratello con dei folti baffi esposte e ben visibili ovunque, dalle strade agli uffici pubblici.

E il termine comunista “compagno” è l’appellativo che si danno le persone di Oceania, il maxipaese in cui è ambientata la storia.

Ma perché è il “Romanzo del Novecento”?
Perché nessun romanzo ha descritto e riportato in maniera migliore, tanto profonda e anche profetica, le inclinazioni, i dilemmi e i tormenti del Novecento, riguardo diversi argomenti.

libro 1984 orwell

Quali argomenti? Quali profezie? Quali dilemmi?
Ecco la risposta:

Sulla società.
Una delle profezie più sconvolgenti di 1984, la più famosa, è senz’altro l’invasione della televisione, chiamata “teleschermo” nel romanzo, che penetra fin nella vita sociale e fin dentro la dimensione domestica.

In 1984, il teleschermo dice cosa fare, è la voce diretta del regime.
Non sono le persone che guardano il teleschermo, è il teleschermo che guarda le persone. Anzi, le osserva.

Sconvolgente è anche la previsione degli auricolari.
Gli auricolari, quei congegni che benignamente portiamo nelle nostre orecchie, quelle creature buone che ci fanno compagnia nei tragitti, che a volte ci sono amici, che ci danno sostegno.

Il 1984 sono estensioni dei teleschermi, usati da alcuni personaggi.
Non si può portare con sé un teleschermo, ma degli auricolari sì.


E anche in quel caso non si ascoltano gli auricolari, sono gli auricolari che ascoltano noi. Come i teleschermi sono “agenti del regime” visivi, gli auricolari sono “uditivi”.

1984 il film

La lingua e la neolingua.

“Quando l’adattamento del linguaggio sarà completo, la Rivoluzione sarà completa.”

Lo “psicoreato”, ovvero il reato di pensiero, il reato potenziale, è il crimine di gran lunga più comune nell’Oceania di 1984.


Come si può commettere un reato di pensiero, come si può pensare, senza l’esistenza delle parole che compongono e definiscono il pensiero? 
L'”adattamento” del linguaggio è, in sostanza, la perfetta riuscita del totalitarismo.

Giunge dunque la “neolingua” a sostituzione della vecchia lingua, troppo promiscua ed eversiva essa stessa.

“Cattivo diventa sbuono”
Perché lasciare che esista una parola diversa e opposta, quando l’opposizione è contenuta nella teoria stessa?
“Buono” significa buono, e il concetto di “non buono” è contenuto direttamente nella parola “buono” stessa.

Una persona “vaporizzata” dal regime in 1984, ovvero giustiziata, cancellata da ogni documento e da ogni memoria pubblica e privata, si dice “non persona”.
Poiché il concetto di inesistenza di un oggetto e direttamente contenuto nella parola che ne indica l’esistenza: “persona”.

1984, nel suo vastissimo valore, è anche il romanzo delle grandi dicotomie, della grandi contrapposizioni dell’uomo moderno. 
O meglio, trattasi di “inghiottimenti” da parte di un concetto A ai danni di un concetto B.

Prima di tutto, la contrapposizione di “privato” e “politico” nel senso di “pubblico”.
Non esiste la vita privata, o meglio, la vita privata è direttamente funzionale e controllata dalla politica, cioè dal pubblico, tramite teleschermi, delazioni e spie.

Il sesso è un reato, infatti nel romanzo esiste la Lega Antisesso.
Il focolare domestico è mal tollerato: i bambini sono anzi indottrinati a denunciare i propri genitori per psicoreato, e premiati se lo fanno.

“Non possono amarsi se non si fidano l’uno dell’altro. Se non possono amarsi, non possono allearsi.”

Poi, la contrapposizione di Vero e Falso, o meglio il trionfo del Falso sul Vero.

“2+2=5”

In 1984 non esiste Verità, non esiste la Storia.
Il Partito ha inventato e fatto volare il primo aereo.
Il Partito dice che 2+2=5.
george orwell


Nel romanzo questo meccanismo è chiamato “Nerobianco”.
L’evidenza, la Storia, il pensiero, sono malattie, sono psicosi.
Winston Smith, protagonista di 1984, è l’unico a pensare che 2+2=4? Tutto il mondo non lo pensa? Il malatto, il pazzo, dunque, è davvero lui?

Dunque, anche la realtà stessa e la sua percezione, l’evidenza degli oggetti, è una psicosi?
Il termine filosofico è “Solipsismo”, dal latino “Solus Ipse”, “solo sé stesso”.
Significa che la realtà del mondo è un mero riflesso, una mera proiezione della nostra volontà e della nostra mente.

Ad un tratto si dice: “Io ti leggo nella mente, se volessi potrei alzarmi in volo adesso.”
Non facciamoci sfuggire la profondità filosofica di passaggi come questo, in 1984.
Se quella persona decidesse di alzarsi in volo, i presenti lo vedrebbero? Riuscirebbe “oggettivamente” a farlo?

Poco importa, l’evidenza, l’oggettività, la realtà stessa, non hanno alcuna rilevanza in questo straordinario, spettacolare e intramontabile romanzo.
Una lettura obbligatoria, la cui mancanza è ingiustificabile.

Leggiamolo tutti, ancora e ancora, e cerchiamo di imparare il più possibile da 1984 e da George Orwell:

mostro sacro della letteratura del Novecento e suo maggiore interprete, e soprattutto, tentiamo di non fare la fine degli abitanti di Oceania, abituati e ormai fieri difensori del Falso, del politico contro il privato, dell’isteria e della psicosi sulla normalità.

orwell 1984 copertina

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Categorie: 900cinema

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